Venezia Verde

ambiente e diritti
07
Mag

La Fase Due “parte” male: vaporetti ed autobus sovraffollati, corse tagliate e consigli di “andare a piedi” anche a chi vive nelle isole.

Alla ripresa della fase 2 il trasporto pubblico ACTV a Venezia va decisamente in tilt. Con la necessità di mantenere le distanze e quindi di ridurre i posti a bordo degli autobus e soprattutto dei vaporetti, ci si sarebbe aspettati un aumento proporzionato delle corse e dei mezzi a disposizione, almeno in alcune fasce orarie, soprattutto durante le ore di ingresso e uscita dal lavoro. Invece le corse sono rimaste praticamente le stesse della FASE 1, nonostante il raddoppio, e forse anche più, dei passeggeri in transito verso luoghi di lavoro, verso punti vendita o verso anche gli ospedali, che hanno ripreso un’attività normale per tutti i cittadini, e non solo per l’emergenza COVID 19.

Il Caso più problematico è Venezia, città anfibia e sostenibile, dove per spostarsi sull’acqua occorre prendere il mezzo pubblico: battelli ridotti all’osso, gente lasciata a terra e marinai e comandanti in cassa integrazione. Una città dove vi è anche un elevata percentuale di anziani, che farebbero difficoltà a percorrere lunghi tratti a piedi, come suggeriva il Sindaco Brugnaro.

Comprendiamo la difficoltà del momento. Comprendiamo il fatto che, senza i biglietti dei turisti, ACTV rischia di andare in rosso, anche se tutto questo meriterebbe una seria riflessione di cosa è diventata la città storica, completamente accentrata sul turismo di massa, e dove i residenti sembrano quasi un di più, un contorno.

Ma non possiamo tacere sul ruolo negativo che ha avuto la Regione Veneto, che ha pesantemente tagliato i finanziamenti destinati al trasporto pubblico locale ai Comuni, e in particolare a quello di Venezia.

Serve una programmazione su come superare questa situazione iniziale, che deve garantire la sicurezza sanitaria dei passeggeri, per non tornare alla diffusione del coronavirus, ma che non deve lasciare nessuno a terra. E’ impensabile andare avanti così, lasciando fermi i mezzi acquei e ancora a casa, per lungo tempo, in cassa integrazione gran parte degli equipaggi ACTV, fino a che non riprenderà il turismo di massa. Se arriverà e chissà quando.

A nostro avviso occorre uno sforzo congiunto per garantire un servizio pubblico accettabile a Venezia, ma anche in terraferma, dove si sono presentati analoghi problemi di sovraffollamento nelle ore di punta. Sia Regione che Comune di Venezia devono fare la loro parte, con l’aiuto anche del Governo. Anche per favorire la ripartenza in questa fase 2 con una maggiore attenzione alla sostenibilità ambientale, come si chiede da più parti.

Infine non sarebbe il caso infine di rimettere in servizio i traghetti con gondole in alcuni punti strategici della città, sempre con regole chiare dal punto di vista sanitario e distanziamento necessario, per favorire i residenti veneziani, ma anche chi si deve recare al lavoro in città ?  Anche per dare un importante segnale sulla riduzione del moto ondoso a Venezia, problema che si è enormemente aggravato in questi ultimi anni.

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